Nel Parco archeologico di Baratti e Populonia, esteso per circa 80 ettari dalle pendici del promontorio di Piombino fino al golfo di Baratti, la storia e l'archeologia vivono in un paesaggio bellissimo ed incontaminato, con tombe ed edifici etruschi e romani che emergono nella macchia mediterranea, sullo sfondo di azzurre trasparenze.
Populonia, una delle principali città etrusche, l'unica sulla costa, dominava il mare dal Poggio di Castello; i quartieri industriali si estendevano attorno al Golfo di Baratti, in vicinanza del porto.
In epoca storica il suo territorio era costituito dalle colline che circondano il golfo e continuano a sud nel promontorio di Piombino, digradando verso l'interno in un'ampia pianura delimitata dai monti del Campigliese; questi, e l'antistante isola d'Elba, erano ricchi di risorse minerarie che vennero sfruttate fin dall'Eneolitico.
La città ebbe origine dalla fusione di alcuni villaggi dell'età del Ferro, ciascuno dei quali aveva la propria necropoli, con tombe a pozzetto, a fossa e a camera, queste ultime, con copertura a falsa cupola e rivestimento esterno a tumulo, contenevano oggetti di ornamento personale, vasellame ed armi. Le sepolture più ricche documentano l'ascesa economica e sociale di alcune famiglie, fenomeno che si fece più evidente nel VII sec., quando nelle fastose tombe a tumulo monumentale, con camera funeraria a pianta quadrangolare, i defunti, venivano deposti su letti in pietra, insieme con ricchi corredi comprendenti oggetti da banchetto, da toilette, da cerimonia, da parata, sia di produzione locale (utensili in bronzo, vasi in bucchero), sia importati tramite la marineria greca (piatti-tripodi di produzione fenicia, vasi dall'area greco-orientale, ecc...).
Nel V sec. a.C. la città fu uno dei più importanti centri siderurgici del mondo antico.
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